qualità o prezzo?
Nel post precedente ho dipinto un imprenditore che abbassa i prezzi del suo prodotto rinunciando alla qualità per venire incontro alle esigenze del mercato.
Questo significa che il mercato è attento solo al prezzo e che non c'è spazio per prodotti di qualità?
No. Era solo un esempio. Sta di fatto però che il prezzo è un elemento oggettivo facilmente comprensibile da tutti e ancor più semplice da comunicare.
"Sconti", "Primo prezzo", "Prezzi di fabbrica", "Tutto a 9,99 €"; sono messaggi semplici che attirano l'attenzione di tutti. Anche chi a parole cerca la qualità, in realtà è molto attento al rapporto qualità/prezzo.
E' evidente che comunicare la qualità è molto più complicato. Certo non basta un banale slogan su un cartellone; anzi è controproducente. Per comunicare la qualità occorre innanzitutto una comunicazione di qualità. Il miglior biscotto del mondo non può essere confezionato in un cartoncino squallido e anonimo. Deve avere un marchio riconoscibile che trasmetta sicurezza e affidabilità. Non può essere reclamizzato da una pubblicità fatta in casa con poche centinaia di euro. Deve avere riprese, regia, immagini di effetto e inserzioni professionali, coordinate e ben concepite.
La nostra percezione di consumatori è condizionata dalla qualità delle informazioni che riceviamo; con un buon marketing, è anche possibile vendere un prodotto di scarsa qualità ad un prezzo alto. Gli utenti non ne saranno soddisfatti e prima o poi quel marketing non convincerà più nessuno.
Risultato: abbiamo portato a casa un po' di soldi ma il prodotto non ha futuro.
Da quanto detto dovremmo essere tranquilli: il mercato rimette a posto le cose da solo, quindi chi fabbrica prodotti di qualità prima o poi avrà il suo riconoscimento e potrà guadagnare il giusto compenso e chi invece tende a darci una fregatura, lo farà una sola volta e poi non lo vedremo più.
In linea di principio è vero, però funziona solo in ambiti molto ristretti in cui il passa parola è sufficiente. Un ristorante, uno studio professionale, un negozio possono anche decidere di investire molto poco in pubblicità, magari limitandosi all'inaugurazione dell'attività per stimolare il primo contatto con il mercato.
Per chi opera in ambiti più ampi è più complicato; produrre qualità costa molto e sono ben poche le aziende che possono permettersi di aspettare che il mercato si accorga del valore reale del prodotto e più ampio è il mercato interessato più è indispensabile "informare" i potenziali clienti in continuazione.
Non ho usato "pubblicizzare" di proposito. Nel caso di prodotti di qualità, il compito della comunicazione (braccio destro del marketing) è il più alto che si possa immaginare: informare. Aiutare i consumatori a farsi del bene comprando un prodotto migliore.
Abbiamo fatto il primo passo nel limitato mondo del marketing "buono"... e il lato oscuro?
Questo significa che il mercato è attento solo al prezzo e che non c'è spazio per prodotti di qualità?
No. Era solo un esempio. Sta di fatto però che il prezzo è un elemento oggettivo facilmente comprensibile da tutti e ancor più semplice da comunicare.
"Sconti", "Primo prezzo", "Prezzi di fabbrica", "Tutto a 9,99 €"; sono messaggi semplici che attirano l'attenzione di tutti. Anche chi a parole cerca la qualità, in realtà è molto attento al rapporto qualità/prezzo.
E' evidente che comunicare la qualità è molto più complicato. Certo non basta un banale slogan su un cartellone; anzi è controproducente. Per comunicare la qualità occorre innanzitutto una comunicazione di qualità. Il miglior biscotto del mondo non può essere confezionato in un cartoncino squallido e anonimo. Deve avere un marchio riconoscibile che trasmetta sicurezza e affidabilità. Non può essere reclamizzato da una pubblicità fatta in casa con poche centinaia di euro. Deve avere riprese, regia, immagini di effetto e inserzioni professionali, coordinate e ben concepite.
La nostra percezione di consumatori è condizionata dalla qualità delle informazioni che riceviamo; con un buon marketing, è anche possibile vendere un prodotto di scarsa qualità ad un prezzo alto. Gli utenti non ne saranno soddisfatti e prima o poi quel marketing non convincerà più nessuno.
Risultato: abbiamo portato a casa un po' di soldi ma il prodotto non ha futuro.
Da quanto detto dovremmo essere tranquilli: il mercato rimette a posto le cose da solo, quindi chi fabbrica prodotti di qualità prima o poi avrà il suo riconoscimento e potrà guadagnare il giusto compenso e chi invece tende a darci una fregatura, lo farà una sola volta e poi non lo vedremo più.
In linea di principio è vero, però funziona solo in ambiti molto ristretti in cui il passa parola è sufficiente. Un ristorante, uno studio professionale, un negozio possono anche decidere di investire molto poco in pubblicità, magari limitandosi all'inaugurazione dell'attività per stimolare il primo contatto con il mercato.
Per chi opera in ambiti più ampi è più complicato; produrre qualità costa molto e sono ben poche le aziende che possono permettersi di aspettare che il mercato si accorga del valore reale del prodotto e più ampio è il mercato interessato più è indispensabile "informare" i potenziali clienti in continuazione.
Non ho usato "pubblicizzare" di proposito. Nel caso di prodotti di qualità, il compito della comunicazione (braccio destro del marketing) è il più alto che si possa immaginare: informare. Aiutare i consumatori a farsi del bene comprando un prodotto migliore.
Abbiamo fatto il primo passo nel limitato mondo del marketing "buono"... e il lato oscuro?
Etichette: comunicazione, marketing




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