Lo psicologo aziendale

Da qualche tempo sto focalizzando l'effettiva natura del mio lavoro. Non tanto per un desiderio di approfondire la materia quanto per essere in grado di rispondere in modo sensato a chi mi chiede "Lei esattamente cosa fa?".
Il problema è proprio la parola "esattamente". Non credo ancora di saperlo. Spesso il mio intervento comincia con una breve analisi dei costi aziendali per la comunicazione e prosegue con un riassetto dell'attività pubblicitaria, web, ecc. in modo che il tutto sia finalizzato a un qualche obiettivo reale. La cosa produce il più delle volte un risparmio per l'azienda per cui posso cominciare a lavorare sul serio con qualche punto a mio favore.
Tutto il resto del lavoro consiste nell'ascoltare, indagare, pensare, valutare e suggerire.
Tolta la fase indagare che comporta uno studio asettico del mercato e della concorrenza e che quindi può essere definita come più "scientifica", il lavoro assomiglia drammaticamente a quello di uno psicologo.
Come lo psicologo, ascolto i problemi, li valuto e suggerisco all'azienda quali domande è opportuno che si ponga per migliorare.
Come lo psicologo, raramente dico al paziente cosa deve fare, piuttosto lo spingo a chiedersi cosa vuole.
Come accade con lo psicologo, se il paziente non vuole migliorare le domande cadono nel vuoto e non c'è verso di fare nulla di buono.
Come per lo psicologo, se alla fine le cose migliorano è tutto merito del paziente.
C'è da dire che finché i pazienti sono aziende la cosa mi piace. Vedere un'azienda che fallisce perché non vuole migliorare è tollerabile... vedere un paziente che si suicida è un'altra cosa... non riuscirei mai a fare lo psicologo.
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