L'azienda in guerra: generali o sergenti?

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Le cose sono andate benino e l'azienda cresce (o vuole crescere). Il mercato si allarga; il campo di battaglia si complica e gli avversari diretti si moltiplicano. In queste condizioni si combatte per conquistare una parte del mercato. Si può scegliere di puntare su nicchie che gli altri non vogliono perché fuori mano oppure cercare di conquistare più terreno possibile senza andare troppo per il sottile. In ogni caso ci vuole uno stratega che affianchi l'istruttore.
L'imprenditore non può più ricoprire allo stesso tempo il ruolo di generale e di sergente in modo efficace. O prepara i prodotti e assume un marketing manager o pensa alla strategia e assume un direttore tecnico.
Le piccole e medie imprese hanno spesso una origine artigiana e, a meno di cambi generazionali fortunati, gli imprenditori sono soprattutto sergenti. Questo complica le cose perché delegare la strategia, anche se solo in parte, significa accettare di sedersi ogni tanto nel posto del passeggero sulla propria auto. E' molto difficile che un sergente istruttore esperto e provato da tanti anni di guerra accetti di mettersi da parte per seguire i consigli di un incompetente che non conosce neppure i nomi dei soldati.
E' naturale ma è un vero peccato. Sono proprio questi i casi in cui la strategia è fondamentale e fa la differenza tra vincitori e vinti.
A parità di soldati e di armamenti è sempre il generale in capo l'ago della bilancia.
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