L'impresa col freno a mano
In tanti casi noi consulenti perdiamo tempo.
Questo è un male perché, al di là del fatto che il tempo ci venga pagato dal committente, la nostra pubblicità deriva in modo diretto dai risultati che otteniamo per i nostri clienti.
E' difficile sapere quando l'azienda che abbiamo di fronte riuscirà ad applicare i nostri strumenti in modo ottimale migliorando effettivamente i propri margini o ampliando la propria quota di mercato.
Soprattutto all'inizio di una consulenza, non siamo in grado di valutare obiettivamente il prodotto, la qualità della produzione, la solidità dell'azienda e la volontà dell'imprenditore di innovare e di crescere.
La cosa migliore è concentrarsi su un solo aspetto e valutare. L'aspetto a cui personalmente ho imparato a dare maggior peso è l'atteggiamento del titolare.
Le aziende, almeno in questo paese, seguono in gran parte la seguente scala di priorità:
1) le tasche del proprietario
2) l'immagine pubblica dell'azienda
3) la crescita dell'azienda
Ovviamente tra i vari punti possono inserirsi diversi sotto punti più o meno rilevanti, tuttavia la forza del punto numero 1 è tale da annullare qualsiasi sforzo per il miglioramento degli altri due.
In pratica alla maggior parte dei piccoli e medi imprenditori importa molto più di avere un uovo oggi, anche se superfluo, anziché una gallina domani. Se possono "rubare" risorse alla propria azienda per farsi la piscina nuova nel giardino di casa, lo fanno senza tanti rimorsi. Se per intascare 10.000 € di nero devono trascurare un cliente che in prospettiva può valerne 50.000 l'anno per i prossimi 5 anni, lo faranno.
Molte aziende hanno enormi possibilità di crescita, per fortuna la creatività non ci manca; la maggior parte però non arriverà mai da nessuna parte perché il proprietario "rema contro"...
Si antepone la soddisfazione economica personale ad un qualsiasi progetto aziendale. A volte con un cambio generazionale si riparte con più entusiasmo e voglia di fare ma spesso anche questo evento non basta. L'educazione è quella che è e la voglia di arraffare il più possibile è spesso troppo forte.
Questo è un male perché, al di là del fatto che il tempo ci venga pagato dal committente, la nostra pubblicità deriva in modo diretto dai risultati che otteniamo per i nostri clienti.
E' difficile sapere quando l'azienda che abbiamo di fronte riuscirà ad applicare i nostri strumenti in modo ottimale migliorando effettivamente i propri margini o ampliando la propria quota di mercato.
Soprattutto all'inizio di una consulenza, non siamo in grado di valutare obiettivamente il prodotto, la qualità della produzione, la solidità dell'azienda e la volontà dell'imprenditore di innovare e di crescere.
La cosa migliore è concentrarsi su un solo aspetto e valutare. L'aspetto a cui personalmente ho imparato a dare maggior peso è l'atteggiamento del titolare.
Le aziende, almeno in questo paese, seguono in gran parte la seguente scala di priorità:
1) le tasche del proprietario
2) l'immagine pubblica dell'azienda
3) la crescita dell'azienda
Ovviamente tra i vari punti possono inserirsi diversi sotto punti più o meno rilevanti, tuttavia la forza del punto numero 1 è tale da annullare qualsiasi sforzo per il miglioramento degli altri due.
In pratica alla maggior parte dei piccoli e medi imprenditori importa molto più di avere un uovo oggi, anche se superfluo, anziché una gallina domani. Se possono "rubare" risorse alla propria azienda per farsi la piscina nuova nel giardino di casa, lo fanno senza tanti rimorsi. Se per intascare 10.000 € di nero devono trascurare un cliente che in prospettiva può valerne 50.000 l'anno per i prossimi 5 anni, lo faranno.
Molte aziende hanno enormi possibilità di crescita, per fortuna la creatività non ci manca; la maggior parte però non arriverà mai da nessuna parte perché il proprietario "rema contro"...
Si antepone la soddisfazione economica personale ad un qualsiasi progetto aziendale. A volte con un cambio generazionale si riparte con più entusiasmo e voglia di fare ma spesso anche questo evento non basta. L'educazione è quella che è e la voglia di arraffare il più possibile è spesso troppo forte.
Etichette: marketing



