16 febbraio 2008

Credi davvero nel tuo sito?

Ci sono dei periodi in cui mi sembra di scrivere post monotematici. Questo è uno di quei periodi...
L'italia non ha un'infrastruttura all'altezza di competere sulla rete con gli altri paesi e non ha una politica attenta a superare il "digital divide" (al massimo usano il termine perché è inglese, fa raffinato e gli permette di creare un ennesimo organismo o commissione dove piazzare amici e parenti o comprare voti per la prossima tornata).
In pratica gli Italiani vanno poco su una internet costosa, lenta e un po' scalcinata, non sono informati su come usarla e chi si vende come esperto spesso ne sa poco ma è in grado di approfittarsi del fatto che i clienti sono più inesperti di lui.
Alla fine le aziende sono indotte a credere che internet non sia in grado di portare business.

La settimana scorsa ho mandato 4 richieste di preventivo a 4 diverse aziende che producono articoli pubblicitari di cui ho bisogno per alcuni clienti. Una piccola commessa da un paio di migliaia di euro. Tutte e quattro le aziende le ho trovate su internet dove ognuna è presente con un sito dinamico strutturato malino ma comunque abbastanza pieno. Ogni sito ti invita a richiedere un preventivo riempiendo un modulo on line.
Dalle 4 aziende, a distanza di una settimana, non è arrivata una risposta (tranne una comunicazione automatica molto rassicurante).
Perché hanno messo in linea un sito di commercio elettronico??

Sono stati truffati? Io credo che sia più corretto dire che si sono autotruffati. Non credono veramente nelle possibilità di fare affari sulla rete e quindi non controllano il sito, non ci dedicano energie, tempo, pazienza.

Lunedì andrò da un fornitore di articoli pubblicitari vicino a casa. Spenderò di più ma forse riuscirò ad avere un preventivo... almeno potrò rifiutarmi di uscire dal negozio finché non ne avrò uno.

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13 febbraio 2008

.italia

Internet in Italia è ancora una sconosciuta.
Se consideriamo "utente internet" ogni persona che accede alla rete almeno una volta alla settimana, solo il 37% della popolazione italiana usa internet contro il 51% della Spagna, il 58% della Francia, il 61% della Germania fino all'81% dell'Olanda (fonte EIAA: European Interactive Advertising Association - nov. 2007).
Le previsioni di crescita ci lusingano con un incremento di 14 punti percentuale da qui al 2012 ma a quel punto saremo secondi solo alla Russia e ci precederanno anche Polonia e Grecia.
Chi punta su internet per conquistare mercato interno quindi perde in partenza rispetto a chi gioca fuori casa. Basta spostarsi di poco e proporsi al mercato francese per avere un incremento del mercato di oltre il 50%.

Allora un'azienda cosa fa? Si organizza e, dopo aver messo in piedi un sito di e-commerce, aver litigato con le Poste Italiane per avere qualche convenzione per spedire in modo "sicuro" la merce fuori dai confini, aver inserito tutti i prodotti e aver testato tutto, va in banca a chiedere cosa deve fare per accettare pagamenti con carta di credito on line.

I sistemi di e-trading ormai sono proposti e forniti da tutte le banche europee; le nostre non fanno eccezione. Banca che vai e brochure di sistemi di commercio elettronico che trovi. Dopo Banca Sella (precursore nel campo) sono arrivati praticamente tutti, forse tranne qualche cassa rurale ancora inesplicabilmente non assorbita da grandi gruppi.

Eppure anche qui confermiamo la nostra inadeguatezza. Le banche italiane (sempre tranne Banca Sella che si dimostra l'unico interlocutore serio in questo campo) hanno sistemi pietosi e livelli di servizio quasi paradossali.
Esempio verificato in questi giorni: Banca Intesa. Un sistema di e-trading standard. Chiedi al direttore della tua filiale di avere del materiale informativo tecnico per poter testare il sito e nemmeno sa di cosa parli. Ti fa contattare da una società di informatica (presumibilmente) che allega un documento pdf con su scritto a caratteri cubitali "Bozza" ma è di due anni prima. Dopo un po' di insistenza ti mandano uno script che, se non ci metti le mani dentro e modifichi una libreria, non parte neppure. Lo modifichi e finalmente funziona. Lo testi, paghi e incredibilmente arriva in fondo correttamente. Sei contento e pubblichi tutto. Pubblicizzi a basso budget, ovviamente all'estero, il sito per verificare cosa cercano e dove "bazzicano" gli utenti che ti interessano.

Appena due mesi dopo la prima pubblicazione arriva il primo cliente, inglese, che compra... o meglio ... prova... il sistema gli rimbalza la carta di credito. Gli risponde cortesemente (in italiano) che la sua carta non va bene. Questo ci riprova. Niente da fare. Ma lui vuole comprare a tutti i costi. Contatta l'azienda, che nel frattempo stava già cercando di capire perché il sistema (il mio, non quello della banca) gli segnalava che la transazione non era andata a buon fine, e espone il problema. Chiamiamo la banca e arrivano le seguenti risposte in sequenza:

1) il sistema accetta solo carte di credito emesse in Italia

2) il sistema è fuori servizio da 3 settimane e non sarà riparato prima di 2 settimane

Se non fosse che il tutto è avvenuto per telefono e email si potrebbe pensare ad una candid camera. Il problema è che è vero! Forse non si sono resi conto del vero significato delle due risposte. La seconda doveva essere più rassicurante della prima?? Sospensione del servizio senza preavviso per 5 settimane? La prima poteva essere sensata?

Meno male che c'è Paypal e che per il momento usiamo ancora gli euro.

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11 febbraio 2008

Gli annunci di google sui siti aziendali?

Google ha perfezionato molto gli algoritmi di indicizzazione. La qualità delle risposte è visibilmente migliorata. Inoltre ha introdotto il parametro del Trustrank che sta cominciando a tagliare fuori tutti quei siti costruiti su base algoritmica con contenuti pressoché nulli.
Questo lavoro ha prodotto molto per Google. La pubblicità con Adwords è sempre più efficace e controllabile, è impostabile su base geografica anche molto precisa e va bene per tutti.

Gli annunci di Google generati con Adwords possono essere inclusi in qualsiasi sito web e su grandi numeri riescono anche a produrre qualche quattrino per i gestori dei siti più interessanti e visitati.

La cosa assurda è che ritroviamo lo stesso spazio dedicato agli annunci anche su siti aziendali o addirittura di e-commerce. Con quale logica si arriva ad una soluzione del genere? Proprio non ci arrivo. Perché uno dovrebbe mettere in piedi un negozio on line per poi cercare di mandare i propri potenziali clienti da un'altra parte?
Per ammortizzare i costi del sito? Non ha senso comunque. Danneggia l'immagine dell'azienda, accorcia la visita media degli utenti e non permette di comunicare quello che si vuole.

Non ha nemmeno senso scriverci un post ma, a dire la verità, mi hanno posto la domanda e quindi devo dedurre che la risposta non è così scontata per tutti.

Gli annunci sono inserzioni pubblicitarie. Hanno ovviamente senso solo se posizionati in siti informativi o di intrattenimento che non prevedono una interazione commerciale da parte del visitatore, sia questa un acquisto, un contatto, una richiesta informazioni.

Morale: mai inserire annunci in siti aziendali né tantomeno in siti di commercio elettronico.

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